Come ogni anno, mentre i network (e le televisioni di tutto il mondo, se è per questo) tacciono e infarciscono i palinsesti di repliche, le reti cable americane - sia basic sia premium - sfoderano i loro pezzi da novanta. Inserendo le principali gemme della loro programmazione in una stagione per gli altri piuttosto "scoperta", e giustificando con questo valore aggiunto il costo del loro abbonamento.
Per le serie nuove, ormai il ciclo dell'hype è piuttosto assestato. A poche settimane dal lancio, si lasciano trapelare copie in visione e screener vari, cercando di costruire una serie di uscite giornalistiche e di pezzi critici che possano tirare la volata al primo episodio. In casa HBO, è successo con Girls, poi (in parte) con Veep, e infine con il debutto cable di Aaron Sorkin Newsroom. Semmai, il rischio è di creare aspettative troppo alte, o di scatenare la giostra dei pezzi eccessivamente critici, all'insegna del "mi si nota di più".
Più complicata è la faccenda per le serie ormai in pista da qualche anno, forti di un pubblico fedele e affezionato ma anche - per le stesse ragioni - soggette a un inevitabile restringersi degli ascolti ogni anno che passa, o comunque respingenti per chi non ha visto puntate in precedenza. In questo caso, le reti (spesso aiutate da qualche fan) agiscono su un doppio binario: da un lato, cercando di ridurre - per quanto possibile - la barriera all'ingresso per nuovi spettatori (che possono recuperare le stagioni precedenti con apposite maratone); dall'altro, cercando di tenere compatta la comunità degli spettatori affezionati, stimolarla continuamente con nuove proposte e possibilità. Sempre più convergenti.
Due soli esempi, per chiarire un po'.
Il primo, a proposito di Breaking Bad, è un video user generated che ricostruisce la storia di quattro stagioni nei suoi snodi essenziali (e nella sola linea narrativa portante), sulle note di Requiem for a Dream. Otto minuti che condensano 46 episodi, dalla diagnosi di cancro per Walter White alla chiusura dello scontro con Gus. Un "bigino" ideale per ricapitolare ciò che succede, preparandosi alla quinta stagione (in partenza il 15 luglio e, ovviamente, caldamente consigliata...).
Il secondo esempio riguarda invece True Blood, alla sua quinta stagione. Forte della sua trama eccessiva, spesso vicina al guilty pleasure da guardare con tutta l'ironia disponibile, HBO ha deciso di invitare il suo pubblico al libero commento durante le puntate. E prova a incanalare questi discorsi con un'apposita campagna sul sito e sui social network, perché "guardare da soli fa schifo". Addirittura, provando a imporre ai suoi fan un hashtag apposito, meno banale della semplice indicazione del nome della serie, e a sua volta un inside joke per i cultori (e un legame con la campagna di lancio, che prevedeva un Maker's Day, in tutto e per tutto simile al più classico Father's Day).
Insomma, non basta che da altre parti la programmazione sia il nulla. Le cable le provano davvero tutte, pur di farsi guardare. E noi, intanto, prendiamo appunti.

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