giovedì 24 maggio 2012
Sguardi su Link 11/2 - I modelli di business dei vicini sono sempre i più verdi
La televisione subisce l'attacco delle grandi del web, e trovare una soluzione diventa impellente. Guardare nei mercati vicini, e capire cosa sta succedendo con altri media - peraltro sempre più connessi, in una fase di ormai compiuta convergenza (e concorrenza incrociata) -, può offrire soluzioni inaspettate.
Prendiamo la discografia, l'area che - complice l'estrema modularità e diffusione del suo contenuto di base, la canzone - è stata più colpita dal passaggio al digitale, dalla pirateria e dalla dispersione dei suoi asset in mille rivoli. Come ci racconta Gianni Sibilla su Link 11, però, qualcosa sta cambiando: dopo il successo dell'ingresso di Apple nel mercato, nuovi servizi come Spotify e Deezer danno finalmente sostanza a un sogno che da sempre popola i sogni degli appassionati di musica. Il jukebox celestiale, il deposito infinito a portata di click (e di un abbonamento). Una nuvola di contenuti liberamente accessibili.
Ma anche il cinema, che confina (e sconfina) nell'audiovisivo del seriale tv, non resta a guardare. Per non cadere nelle secche dell'industria musicale, alcune società come Netflix hanno deciso di adottare gli stessi modelli dei pirati. Facendo pagare non il prodotto, ma il costo del servizio. Sempre nella cover story di Link 11, così, Gabriele Niola ci racconta come una società estremamente classica - le spedizioni di dvd per posta! - si è affacciata sull'audiovisivo on demand. Dando fastidio alle major, e persino cominciando a produrre.
Che queste strade siano le prossime che dovrà percorrere l'industria tv?
Intanto, teniamo gli occhi aperti.
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