mercoledì 28 marzo 2012

Ritorno a Madison Avenue

Dopo (troppi) mesi di attesa, finalmente ci siamo. Domenica scorsa, negli Stati Uniti, è ripartita Mad Men, alla sua quinta stagione, con un battage pubblicitario degno del culto che, negli anni, la serie cable di AMC è riuscita a sviluppare. Anche tra persone insospettabili, come assidui cinephiles e teorici della letteratura-sopra-ogni-cosa. Ma senza dimenticare le masse: 3 milioni e mezzo di spettatori americani si sono trovati così ad assistere al primo, eccezionalmente doppio, episodio della stagione. Zou Bisou Bisou.

Teaser - Don Draper is back! -, promo più tradizionali, discorsi sparsi in giro per la rete. Sticker di GetGlue, edizioni speciali di Newsweek interamente impaginate come nei Sixties, gallery fotografiche sospese tra il dietro le quinte e il come eravamo. Timeline di riassunto, giochi in otto bit, le mosse virali del cosiddetto draping.
E ancora analisi di ogni tipo, sulla stampa internazionale come su quella italiana (inevitabile, per una serie che "piace alla gente che (si) piace"): interpretazioni sociologiche e letture economiche, divertissement e spiriti-del-tempo.

Ma Mad Men diventa anche la scusa per scavare un po' più in profondità, per tornare a quegli anni lì. Retromania? Rimpianto di tempi lontani, e spesso mai vissuti? Apprezzamento per un'estetica classica eppure attuale? Sguardo rivolto a un'epoca tutto sommato ingenua?
Forse tutte le cose insieme. Basta poco, così, per perdersi nella raccolta di spot pubblicitari televisivi degli anni Cinquanta e Sessanta del Prelinger Archive, segnalata dall'Atlantic (e da un collega). Altro che Carosello! Buona visione.

Nessun commento:

Posta un commento