lunedì 13 febbraio 2012

In coro, piangendo

Stanotte ci sono stati i Grammy Awards (niente di nuovo, niente di sconvolgente!), da domani ci sarà Sanremo (niente di nuovo, niente di sconvolgente?).
E così questa settimana è inevitabile parlare di musica.

E lo facciamo con una lettura decisamente originale, data dall'austero e autorevole Wall Street Journal. Che prende una canzone ormai stra-conosciuta, un classico contemporaneo, come "Someone Like You" di Adele (vincitrice, guardacaso, di svariati Grammy), e prova a vivisezionarla. Quali sono i motivi per cui bastano poche note a metterci i brividi lungo la schiena? Quali le ragioni per cui la voce rotta della cantante inglese ci commuove? Quali le radici alla base di un successo pressoché universale? Le risposte classiche sono il "genio" e l'"arte", quelle più prosaiche riportano al dosaggio attento di una serie di ingredienti da maneggiare con cura. Qualcosa che sta a metà tra l'attività di laboratorio e la creazione individuale, nell'Anatomia di una canzone pop strappalacrime.

Il risultato? C'è poco da scherzare, come ha indicato chiaramente il Saturday Night Live di qualche settimana fa, su NBC:

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