lunedì 23 gennaio 2012

Social network: passatempo o investimento?

Ormai l'abbiamo capito: gli (opinion leader) italiani, da qualche mese, hanno scoperto Twitter. Sarà stato Fiorello, saranno le grandi firme della carta stampata, sarà la blogosfera che ha trovato (ancora) un nuovo posto per lo scambio di carinerie incrociate. E ce lo fanno notare in continuazione: profili, riferimenti, analisi pensose, apocalittici e integrati. Facebook (che continua a essere il vero primo accesso alla rete per milioni di connazionali) sembra un lontano ricordo, sbiadito nel tempo, così out of date. Mentre la speranza di tutti, in fondo, è che il social network dell'uccellino non faccia la fine di Second Life, oggetto di un'infatuazione analoga trasformatasi presto in profondo imbarazzo (spoiler: no, non farà la stessa fine).

Bene. Al di là del boom comunicativo (e dell'impennata di iscrizioni), resta da capire se tutta questa attenzione ha delle contropartite. Se è solo questione di immagine, o se si può monetizzare. Return on investment, lo chiamano. Ed è al centro dei pensieri, più o meno espliciti, delle aziende che mettono dei soldi (tantopiù in tempi di crisi) per tenere attivi e ricchi profili, pagine, playlist continuamente aggiornate. Vale anche per le imprese televisive, vale anche per gli stessi vip al centro di botte di visibilità personale.

Ma come funziona tutto questo? Un'infografica ci aiuta a capire qualcosa in più, mettendo in fila alcuni dati. Perché non è tutto oro quello che luccica. Ma, intanto, qualcosa si muove (e funziona). Buona esplorazione!


(via FranzRusso)

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