Altro che rigido professore universitario: McLuhan, a suo modo, è un artista. Perché ha studiato a lungo (e già ne abbiam parlato) movimenti e avanguardie artistiche, dalla poesia alle arti figurative e al design. Perché la sua attività multiforme ha previsto anche lavori sui caratteri tipografici, sulle immagini, e persino curatele di riviste. E perché dalle idee di Marshall sono stati ispirate (travolte, deviate) intere generazioni di artisti e creativi.
Proprio a quest'ultimo punto sono dedicati alcuni pezzi di Link Mono, a spiegare le ragioni di una rilevanza ora più evidente e ora più sottotraccia, ma che rende imprescindibili le riflessioni e le teorie del teorico canadese anche in campo creativo. Così Francesco Spampinato racconta i rapporti con Andy Warhol e poi la Pictures Generation di Richard Prince e Cindy Sherman, che scarnificano le immagini pubblicitarie per restituire loro valore artistico. Così Matteo Guarnaccia indaga la relazione a doppio filo che lega McLuhan e la controcultura, dagli hippie degli anni Sessanta al punk di Malcolm McLaren e Vivienne Westwood. Così persino Carlo Freccero ricostruisce l'appropriazione che del "visionario" McLuhan fa il cyberpunk (prima di spiegare che le sue teorie sono alla base della costruzione di ogni palinsesto, anch'essa a suo modo una forma d'arte).
Il pensiero del Mc diventa un punto di riferimento costante, che "macchia" ogni elaborazione artistica dagli anni Sessanta a oggi (che se ne sia o meno consapevoli). E così si rivela strettamente mcluhaniana la sporcatura, con macchie di colore, delle playmate di Playboy, opera di Arne Spilledreng che accompagna le pagine dell'intervista dello stesso Playboy a McLuhan, che abbiamo ritradotto su Link. Ecco un assaggio.



Immigini stupende. Ottimo post
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