Non la vulgata solita, quella che vede in McLuhan un profeta del web (genio! guru! anticipatore!). Ma alcuni ragionamenti che provano ad andare più in profondità, sottolineando come non sia tutto oro quello che - digitalmente - luccica.
Un esempio è il pezzo scritto da Peppino Ortoleva, storico dei media che già aveva curato l'ultima edizione italiana de Gli strumenti del comunicare. Che mette in evidenza come ci facciamo troppo spesso trascinare dagli entusiasmi senza accorgerci che invece, come ogni medium, anche il web finisce per cambiare l'ambiente in cui viviamo e per modificare tutti noi. Generando narcosi, sprofondandoci in un torpore che ci rende incapaci di capire cosa realmente sta cambiando i nostri sensi e le nostre relazioni. Può essere, così, che il nostro stesso diffuso entusiasmo sia solo la conseguenza di questo torpore, di questa incapacità di capire cosa realmente succede?
Oppure la riflessione di Violetta Bellocchio, che indaga i modi con cui la rete è praticamente si è insediata nelle nostre vite come una "nuova" sposa meccanica: un mezzo pubblicitario nell'animo che finisce per travolgere contenuti, persone, marchi e per modificare profondamente la natura della loro relazione con i fruitori, con i fan, con i clienti. Una moglie per corrispondenza, che finisce però per non corrispondere pienamente alla descrizione riportata dall'etichetta, e ci costringe - volenti o nolenti - a fare i conti con le sue esigenze.
E visto che stiamo parlando di spose, ecco alcune fotografie, realizzate appositamente per noi da Alan Chies (mentre il resto del servizio correda l'articolo di Violetta su Link).


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