E se Lost (che ricomincia tra pochi giorni, e stavolta per finire) fosse stato un videogioco di qualche anno fa? Questa e altre delizie del retro-gaming immaginario, su Penney Design (via Giavasan). Qui si aspettano degli sviluppatori volenterosi...
venerdì 29 gennaio 2010
mercoledì 27 gennaio 2010
I veri Mad Men
Tra i tanti meriti di Mad Men, uno - certo minore - è quello di avere portato l'attenzione su un mondo, quello della pubblicità, molto meno noto rispetto ad altri settori della comunicazione e dei media. Dando origine ad altre narrazioni, reali e finzionali.
Prima c'è stato Trust Me, altra serie - questa volta contemporanea - sul dorato mondo di art director e copywriter.
E ora è la volta di Art & Copy, documentario sulla storia dell'advertising che parte proprio da lì, dalla Madison Avenue degli anni Sessanta. Con i veri protagonisti di quel cambiamento di cui ancora portiamo i segni. Al Sundance, in questi giorni.
(grazie a Marco)
venerdì 22 gennaio 2010
The Laugh Track Paradigm
Uno.
Due.
Note a margine. Curioso scoprire (in modo così evidente) le implicazioni profonde della scrittura televisiva e il rapporto tra la tecnica recitativa e il mezzo che la riprende. E divertente rileggere in questa luce le polemiche che a lungo nel nostro paese hanno accompagnato le "risate in scatola" della sitcom. Come se non fossero un elemento vitale, pulsante, essenziale.
(Risate in sottofondo, sipario).
lunedì 18 gennaio 2010
The show must go on (comunque)
Premessa. La tv americana, e i grandi network in particolare, hanno un palinsesto rigidamente articolato sul modulo dell'ora. Dalle 8 alle 9 va in onda un drama (o uno show, o due sitcom). Dalle 9 alle 10, e dalle 10 alle 11, lo stesso. Dopodiché parte la fascia dei late show, con due o anche tre talk show consecutivi, fino a notte fonda.
Ebbene. Quest'anno la NBC aveva provato a cambiare le carte in tavola. Anticipando il late night più seguito in assoluto (più di Letterman), quello di Jay Leno, alle 10. Così da schierare un volto notissimo e risparmiare un po' (il talk costa molto meno di una produzione di fiction). E chiamando a coprire la fascia lasciata vuota da Leno, alle 11, l'anchor che da sedici anni si occupava del talk successivo, Conan O'Brien.
Ma. Le cose sono andate molto diversamente dalle previsioni della rete. Il Jay Leno Show non è mai decollato, e ora la rete lo sposterà nuovamente nel vecchio time slot. A farne le spese il povero O'Brien, riluttante a spostarsi di nuovo e comunque privo di un vero spazio in palinsesto (con la tarda notte nel frattempo occupata da Jimmy Fallon e poi da Carson Daly).
Per fortuna l'ha presa con filosofia, e ci sta regalando momenti di grande televisione.
Come l'incursione di Kenneth, lo stagista di 30 Rock.
O la (vera!) asta sul web degli oggetti dello studio.
Insomma, per concludere. Regola numero uno del successo televisivo: mai andare contro (o troppo contro) le abitudini dello spettatore. Potrebbe non seguirti.
Regola numero due: i grandi escono sempre di scena a testa alta, e confermano così la loro grandezza. Molti italiani dovrebbero prendere appunti...
mercoledì 13 gennaio 2010
Di soggetti (strani) e sceneggiature
Oggi è il gran giorno. Quello in cui anche in Italia, buon ultima tra i paesi più o meno civili, esce Avatar, il nuovo film di James Cameron. Tutti ne parlano, e chi siamo noi per esimerci?
Si potrebbero fare molti discorsi seri: il ritorno alla fascinazione del nuovo mezzo cinematografico (anni Zero anche quelli, sarà un caso?), con una sensazione prevalente di meraviglia; il confine molto incerto tra innovazione reale e promozione fortissima, tra avanzamento tecnico e (vero? mancato?) cambio di linguaggio; i mutati rapporti tra 3d, filiera produttiva e pirateria.
Ma, visto che è venerdì, restiamo casual e vi proponiamo tre cose:
- la prima è il video che avete visto sopra, e sta a voi giudicare se prenderlo come un manualetto how to o come la nuova formidabile aberrazione che YouTube ci propone (grazie Marta);
- la seconda è la scioccante rivelazione, con tanto di prova inconfutabile, per cui, in fondo, Avatar e Pocahontas sono lo stesso film;
- la terza (e qui torniamo più seri) è la sceneggiatura originale del film, cortesemente messa a disposizione sul sito della 20th Century Fox (via Akille).
Perché forse la vera novità del film è una piena circolazione virale (che ha riempito tutto: giornali, web, televisione, discorsi). Altro che nuove telecamere e immagini 3d. Buona visione!
lunedì 11 gennaio 2010
L'isola di Lost non è terra desolata
Prima lo scontro - il rischio che il discorso di Obama sullo Stato dell'Unione (West Wing insegna) coincidesse con e quindi rimandasse l'inizio della tanto attesa sesta e ultima stagione di Lost.
Poi l'incontro - la smentita della sovrapposizione, direttamente dal portavoce della Casa Bianca: "I don't foresee a scenario in which millions of people who hope to finally get some conclusion with Lost are preempted by the president".
Risultato: titoli ovunque su Lost che sconfigge Obama. E abile manovra pubblicitaria della ABC, i cui giornalisti hanno stimolato il portavoce in conferenza stampa.
Del resto da tempo Lost ci ha abituato al mescolarsi di realtà e finzione, tra esondazioni fittizie extra-tv e meccanismi narrativi che diventano notizia (dalla Lost Experience all'Ultima Cena).
Forse qui abbiamo però a che fare con altro. Il rapporto tra la tv e la politica americana è sempre stato travagliato. Ma ora sembra essersi invertita la polarità: sono lontani i tempi della tv vista come "vasta terra desolata" (definita così dal commissario federale Newton N. Minow in un celebre discorso del 1961), così come pure la stigmatizzazione dei modelli negativi per la famiglia americana come I Simpson, secondo Bush padre, o la sitcom Murphy Brown, con la sua protagonista madre single, snaturata secondo il suo vice Dan Quayle.
La tv è importante, forse più della politica. E così, invece di evidenziarne le magagne vere o presunte, se ne sottolinea sempre più la qualità. C'era bisogno di Obama? Forse no: il vero, primo sdoganamento del popular drama è quello di Laura Bush, che in un discorso del 2005 si era definita una desperate housewife...
La politica è desperate, è lost? Niente paura, ci pensa la tv.
