venerdì 31 luglio 2009

See ya, folks!

Tutte le cose belle finiscono.
Noi, che probabilmente quanto a bellezza abbiamo ancora qualche passaggio da fare, ci accontentiamo di sospendere - per un mesetto - gli aggiornamenti del blog.

Ma niente paura.
Si prospetta un autunno ricco di novità. Solo qualche indizio: cartoni animati, ident di rete, costi e opportunità.
Sono aperte le scommesse...

Intanto, buone vacanze a tutti, lettori affezionati e casuali, a caccia di balene bianche e calamari giganti. Stay tuned.

lunedì 27 luglio 2009

Scorre il sangue nelle vene...

Buzz. Teaser. Engagement.
Tre parole d'ordine per (provare a inseguire) il successo televisivo. O, meglio, un tipo di successo. Quello che porta la gente a parlare di te. A renderti desiderabile. A cercare di prolungare il contatto. Un successo che non è di grandi numeri, ma di grandi conversazioni.

Prendiamo True Blood. Prodotto complesso, articolato, deliberatamente di nicchia. Ma che riesce a far parlare di sé come e più delle grandi serie generaliste. Con pochi semplici passi.
1. Facebook. Tutto passa di qui. Il reminder della puntata settimanale, arricchito da un teaser. Il commento su ciò che è andato in onda. Il link ad articoli di stampa e a gallerie fotografiche. Il rilancio di tutte le iniziative, dalla partecipazione al ComicCon ai concorsi. Persino, le scuse per la settimana di hyatus in cui l'episodio non è andato in onda, sostituito da una replica. Tra le attività dei propri amici, si insinuano le novità legate alla serie. Con completezza e precisione, senza esagerare.
2. Web. Alcune storyline esplodono fuori dalla serie, come la Fellowship of the Sun in cui Jason Stackhouse è sempre più invischiato. Si dà così maggiore profondità ai personaggi, alle situazioni messe in scena, ai luoghi e alle istituzioni. Consentendo l'esplorazione. Almeno un po'.
3. Merchandise. Si prende un elemento centrale dell'identità della serie, e lo si rende reale. Chi può resistere a una bottiglia di TruBlood (non sangue sintetico, ma bibita all'arancia)? Altro che semplici magliette...
4. And more. Twitter e i tag per aggregare i discorsi. Il sito ufficiale aggiornato con video e competition. I cofanetti DVD della stagione precedente. Un wiki a disposizione per tenere le fila delle trame. Le pubblicità "a tema" di cui si è già parlato. Eccetera, eccetera, eccetera.

Eccesso, abbondanza, (forse) esagerazione. Ma che riescono ad attirare attenzione, a produrre parole, ad attrarre fan.
Tanto che True Blood è parecchio nota (e seguita) anche fuori dagli Stati Uniti. Il solo paese in cui, al momento, va in onda la seconda stagione della serie. Ehm.

lunedì 20 luglio 2009

Premi in cerca di spettatore...

Nemmeno il tempo di scrutare le nomination degli Emmy, alla ricerca di chi c'è e chi manca, e già Variety lancia l'allarme: nessuno più guarda le cerimonie di premiazione!

La cosa può sembrare parecchio strana, a noi rassegnati spettatori di PremiTarocco e TeleRatti, sempre pronti a sbirciare dalla finestra di YouTube e del satellite i grandi show allestiti dai mostri americani dell'entertainment.

Eppure il problema esiste: non bastano più gli sterminati elenchi di nominati e di vincitori. Ma serve uno spettacolo capace di attirare (tanto) pubblico a prescindere da, e spesso nonostante, il red carpet e la lista delle varie categorie. I premi dati a serie poco viste e a film d'autore non aiutano di certo.
Così le reti hanno iniziato a rinnovare. Ancora una volta, all'insegna dell'entertainment. Forse la vera forma d'arte "americana", a prescindere dai media in cui di volta in volta si incarna.
Basta guardare l'esibizione di apertura degli Oscar di quest'anno, con Hugh Jackman al timone.

Oppure la chiusura dei Tony Awards, dedicati al teatro e al musical, affidata a Neil Patrick Harris e a una cover da West Side Story con i testi scritti all'impronta, durante la serata.

E proprio con Neil Patrick Harris, star di How I Met Your Mother (e magnifico cattivo di Dr. Horrible), la CBS, cui quest'anno tocca organizzare e trasmettere la serata, va sul sicuro. E' sua la conduzione degli Emmy. E noi non vediamo l'ora...

venerdì 17 luglio 2009

Horrible!

Tra nomi attesi (30 Rock, Mad Men) e strane assenze (dov’è finito True Blood?), le nomination per gli Emmy di quest’anno ci riservano una bella sorpresa: una nuova categoria, che risponde al – lunghissimo – nome di Outstanding Special Class – Short-format Live-action Entertainment Programs. Qui dentro c’è davvero un po’ di tutto: dal Super Bowl Halftime Show ai webisodes di Battlestar Galactica e 30 Rock e ai contenuti online del Daily Show di John Stewart.

Con un outsider, l’ormai famoso Dr. Horrible’s Sing-Along Blog che, a differenza degli altri nominati, non è l’espansione di un prodotto televisivo già esistente, ma una mini serie originale, creata appositamente per il web.

Proprio un anno fa Dr. Horrible ha riscosso un grande successo – anche dovuto allo zoccolo duro dei fan del suo creatore, Joss Whedon – riuscendo persino a guadagnarsi la “promozione” in DVD. E alla prima edizione degli Streamy Awards – gli Emmy della web tv – si è portato a casa ben 7 premi, tra cui quello di miglior attore protagonista per Neil Patrick Harris.

Con questa nomination, l’Academy of Television Arts & Sciences dimostra di essersi (finalmente!) accorta di un mondo di produzioni web in espansione. Di contenuti dalla qualità sempre più alta e dal successo, talvolta, significativo.

Una buona notizia per le web series, dunque.
Intanto, noi aspettiamo il 20 settembre, per scoprire chi si porterà a casa questa statuetta.
E tutte le altre.

lunedì 13 luglio 2009

Anche Gong, in effetti...

Scontri tra titani nel mondo web.
Come sempre, due le parti in gioco (e qualche terzo incomodo, destinato a soccombere o a vivacchiare).

In questi giorni, è la volta dei motori di ricerca.
Contro lo strapotere di Google (e quel che rimane di Yahoo), Microsoft lancia Bing. Nuovo nome, come sempre, per una nuova versione del già fallimentare Windows Live Search.
Eppure.
Eppure sembra che questa sia la volta buona. Tanto che c'è già chi si chiede se Bing non sia meglio di Google. E chi, senza prendere posizione, rende agevole un confronto.

E' ancora presto per conclusioni affrettate. E il ridirezionamento automatico da Explorer finisce per "dopare" i primi dati.
Intanto, quello che incuriosisce è il nome. Vero, Bing è un'onomatopea. Il flipper, la slot machine, il metallo che batte contro il metallo. O il cognome di Chandler, indimenticato protagonista di Friends.
Ma a noi piace pensare che Bing stia per "Bing Is Not Google". E che Microsoft, dopo anni passati sul lato evil del confronto, abbia deciso volontariamente di giocare con gli acronimi ricorsivi. Come il vecchio "nemico" Richard Stallman, e il suo GNU (GNU is Not Unix) che sarebbe diventato la base per il futuro Linux...

venerdì 10 luglio 2009

Webcam di tutti i giorni

In occasione dell'uscita del nuovo singolo Hibi no Neiro (Tone of everyday), i giapponesi SOUR hanno coinvolto una cinquantina di persone da tutto il mondo - scelte rigorosamente tra i loro fan in rete - per realizzare un video filmato solo via webcam, tutto giocato sulla sincronia dei movimenti.

Come saper coinvolgere i propri fan ed essere creativi.
Davvero geniale.

via Matteo Stefanelli

martedì 7 luglio 2009

Il tormento dell'estate

C'era una volta una compagnia telefonica mobile.
C'era una volta uno spot "seriale", con la storia di tre ragazzi che suonano in un gruppo e che cercano un tastierista. E trovano Fiammetta, che colpo di scena!

Poi scopri che i quattro attori hanno fondato un gruppo, la TBand.
Con tanto di MySpace, senza (quasi) riferimenti al marchio.
E, soprattutto, con tanto di contratto discografico, con la Sugar di Caterina Caselli.

La TBand lancia un singolo che, toh, è quello dello spot, una cover di "Con te partirò".
Un singolo che richiama a sua volta un vecchio spot della stessa compagnia telefonica, che aveva in sottofondo la canzone originale, cantata da Bocelli.
Un singolo che inizia a passare in radio.
Un singolo che forse avrà un videoclip (anche se, a rigore, per andare continuamente in tv basta lo spot, a tappeto).

Ed ecco la domanda. In un caso come questo, che cosa promuove che cosa? Va bene la ricerca di sempre nuovi punti di contatto con lo spettatore, per attirarlo, coinvolgerlo, fidelizzarlo.
Ma un solo spot per piani telefonici e talenti (!) in erba, per canzoni e schede ricaricabili non è un po' troppo? Almeno fino a quando non verrà fuori la quadratura del cerchio (anche se un po' fuori moda): la suoneria!
L'impressione è che qui gli strumenti "convergenti" (che possono funzionare molto bene, si pensi a X Factor) siano un po' appiccicaticci. E che si abusi un po' troppo della nostra pazienza, già provata dal caldo e dai tormentoni estivi (posto, peraltro, cui la canzone si candida d'imperio).

Con te partirò. Ma anche no.

lunedì 6 luglio 2009

Don't stop promoting

Dopo aver visto i protagonisti della ABC convivere in un quartiere che ricorda tanto Wisteria Lane, torniamo a parlare di network statunitensi e delle loro strategie di promozione.
Quest’anno i promo per la nuova stagione sono stati lanciati incredibilmente presto: CBS con la sua nuova campagna ci ricorda con orgoglio i risultati raggiunti, mentre NBC sta già puntando molto sullo show di Jay Leno. Anche ABC ha giocato d’anticipo per la serie Flash Forward, cominciando a promuoverla ben prima che la sua presenza sul network fosse ufficializzata. Per non parlare della mossa a sorpresa di Fox con Glee.

Perché aspettare settembre se posso cominciare molto prima a creare attesa e curiosità tra gli spettatori?

Deve averlo pensato anche Joe Earley, vice presidente esecutivo del marketing Fox, che ha deciso di sfruttare proprio l’estate per amplificare il buzz creatosi dopo la messa in onda del pilot di Glee. Ed ecco spuntare su iTunes i brani cantati dal cast (rimasti a lungo nella Top10 dei download), ma anche video extra e dietro le quinte sul sito ufficiale, mentre i personaggi aggiornano i loro profili su Facebook e Twitter, operazione diventata ormai un obbligo per ogni nuova serie.

Ma Fox è andata oltre, dando vita su Photobucket a un concorso che invita ogni fan a mostrare il proprio gold star potential inviando immagini o filmati come prova del proprio talento.
Non mancano poi gli street team che stanno girando gli Stati Uniti per promuovere lo show, regalando magliette con la scritta “Tune in September 16!”.

E' possibile creare una serie di culto con una sola puntata?

A giudicare dall'interesse nato intorno a Glee, Fox è sulla strada giusta. Almeno, con noi sta funzionando. Non vediamo l’ora che arrivi il prossimo episodio.
Intanto, ci accontentiamo del nuovo promo.

venerdì 3 luglio 2009

(Promotion) lives here



Sei una rete televisiva e devi promuovere il tuo marchio? Niente di meglio di mettere tutti i protagonisti dei tuoi show di punta in una casa, e vedere che succede.
Esilarante.

giovedì 2 luglio 2009

La porta magica del 3D

Sedici anni dopo Nightmare Before Christmas, Henry Selick ha saputo realizzare un altro piccolo gioiello, adattando per il grande schermo Coraline, la favola nera di Neil Gaiman.
Come se non bastasse, Coraline è anche il primo film a combinare l’animazione in stop-motion alla ripresa stereoscopica. Già, di nuovo il 3D.

Dopo gli esperimenti degli anni ’50, abbandonate le lenti rosse e blu dei primi occhiali, il cinema in 3D sembra essere entrato in una fase più matura e, come dimostra il box office, sempre più allettante per gli spettatori.
È possibile che il 3D sia l’ingrediente segreto per superare la crisi?
Troppo presto per dirlo. Però la storia ci dimostra che il cinema si è sempre innovato nei momenti di difficoltà, prima col sonoro e poi con l’introduzione del colore e dell’anamorfico, senza dimenticare i tentativi dei vari cinerama, odorama…

Ma il 3D è anche un antidoto contro la pirateria, in grado di restituire centralità all’esperienza di visione in sala, sempre più coinvolgente e immersiva. Ragione che spinge le major a investire nel suo sviluppo: i film progettati e realizzati in 3D sono in continuo aumento (una decina quelli distribuiti nel 2008, 17 previsti per il 2009 e almeno 25 nel 2010 secondo Screen Digest), così come il numero delle sale attrezzate (in Italia, poco più di 100, ma in costante crescita).

Staremo a vedere.
Per il momento, indossiamo gli occhiali e lasciamoci ipnotizzare.